Poca manodopera specializzata?
9 Novembre 2006 » In informatica
Un articolo di Alfonso Maruccia dal titolo “La guerra mondiale per le professionalità IT” appare su PI del 9 novembre. L’allarme lanciato è chiaro: scarsa disponibilità di esperti e lavoratori specializzati per il settore dell’Information Technology. La situazione si fa critica anche in India dove:
Kiran Karnik, presidente dell’associazione di settore Nasscom, approfittando dell’occasione di una conferenza nella città di Hyderabad denuncia: la scarsa disponibilità di ingegneri del software e laureati specializzati sarà la sfida più grande che l’industria IT del paese dovrà affrontare. Il settore necessita attualmente di 350.000 ingegneri all’anno, ma la disponibilità è di sole 150.000 unità lavorative tra quelle più preparate. Il trend negativo sta così creando un gap di talenti che preoccupa per i suoi possibili effetti sul medio termine.
E in Italia?
E l’Italia? Al solito sta a guardare: i nostri specialisti vedono minacciata la propria posizione da parte di nuovi lavoratori provenienti dai paesi dell’est, disposti ad offrire le loro skill per stipendi ridicoli. Ai professionisti del bel paese non rimane altro da fare che emigrare in quei paesi che si dimostrano capaci di apprezzarli e valorizzarli in maniera adeguata. Sul medio/lungo termine, il fenomeno potrebbe diventare un boomerang dagli effetti estremamente negativi su tutta l’economia nazionale.
C’è da dire che esistono alcune differenze tra la situazione italiana e quella estera. Innanzitutto il livello medio dei progetti portati avanti da aziende italiane è inferiore al livello medio dei progetti delle aziende straniere, è risaputo che in Italia non si produce software di un certo “rango”. Qui l’economia è già a rotoli e nessuno pensa a spendere in IT guardando tali spese come investimenti. Qui i professionisti in grado e nelle condizioni di emigrare sono solo una piccola parte, tutti gli altri per diversi motivi sono “legati” alla propria terra e sono costretti a farsi sfruttare o cambiare lavoro. Qui molte professioni con specializzazione minore a volte permettono di vivere meglio rispetto a quelli che tengono duro e continuano a lavorare nel loro campo. Colpa degli stranieri che si svendono? Non credo, il problema è che qui tutti sono informatici. Basta saper fare un paio di cose appena appena più avanzate che si è informatici. Il sistema lavorativo non è meritocratico (salvo rari casi, perchè sì ci sono anche quelli), meglio avere un buon nome o una spinta per avanzare.
Sarà anche possibile assistere ad un’accelerazione del settore all’estero, qui si starà nello stesso limbo in cui ci si trova.
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