Anche se la TV è moribonda di certo l’IP TV non sta benissimo…
29 August 2007 » In internet
Tag: internet, iptv, televizione, web, wifi, youtube
Leggo da PI che Vint Cerf (uno dei padri di internet) parlando al Edinburgh International Television Festival predice la morte della tv tradizionale (di cui si è già discusso più volte anche anni addietro) in favore dell’attesa rivoluzione della Internet Television, IP TV o NET TV. Di sicuro non è una novità che ci siano molte attese per quella che oggi chiamiamo IP TV che però è ben lontana dalle aspettative degli utenti cresciuti nell’era del boom di internet che hanno visto nascere e crescere servizi come YouTube dopo alcuni anni di presenza in rete (loro). La tv tradizionale (parlo per l’Italia, dell’analogico) non se la passa bene, possiamo dirlo, i contenuti sono pessimi ed il modello è ormai superato: l’unidirezionalità dell’informazione il suo limite. Ha però sicuramente dei pregi: il basso costo (anche se potremmo disquisire sul canone RAI), la copertura quasi totale del territorio e la facile accessibilità ad essa. Con il digitale terrestre si cercherà di dare qualcosa in più in termini di interattività ma questa tecnologia non sarà mai in grado di competere con Internet.
Parlando di IP TV invece il livello di innovazione è molto alto e le possibilità di integrazione e sviluppo di sempre nuovi servizi e strumenti la renderà il campo su cui lavorare per molti professionisti del settore nei prossimi anni. Tuttavia non possiamo trascurare i grossi problemi che attualmente ne bloccano lo sviluppo nel nostro paese: i backbone sono carichi fuori misura, la connettività (seria) e di una certa importanza costa (non bastano le adsl 4Mb casalinghe per un vero streaming real time), la copertura del territorio è penosa (digital divide). Senza utenti (molti) che possano fruire dei nuovi servizi questi ultimi non potranno crescere come ci si aspetta per mancanza di interesse, fondi e feedback. Dopo tutti questi problemi non dimentichiamoci che tre quarti della popolazione italiana (su base anagrafica) non sfrutta Internet perchè non la conosce o perchè non nè ha accesso.
Mi auguro di poter assistere a notevoli mutamenti della situazione descritta nei prossimi anni magari sfruttando un fantomatico WiMax che forse vedremo nel 2008 con chissà quali problemi.
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Un commento per “Anche se la TV è moribonda di certo l’IP TV non sta benissimo…”
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Henry Ford riteneva che a far nascere e crescere un’idea non sono tanto la novità e la particolarità della stessa quanto il momento in cui essa prende forma e il contesto storico in cui si evolve.
Quanto dici è vero ma bisogna ricordare il momento storico (italiano e non) in cui la televisione tradizionale ha iniziato a fare breccia. E per di più quando faceva i suoi primi passi nel mondo dell’informazione c’erano appena 2 canali. Oggi la mutazione genetica del tubo catodico l’ha portata ad averne così tanti da generare in noi stanchezza non solo per gli orrendi palinsesti sottoculturati, del resto figli del “dover riempire”, ma anche per la falsa idea che la TV sia foriera di denaro e di guadagni facili, cosa che spinge in Italia sempre più extracomunitari alla ricerca di un Eden che non c’è.
Quando ho iniziato a scrivere e poi a fare giornalismo, a inizio anni ottanta, c’erano tanti contenuti (tanti grandi giornalisti, da Montanelli in giù…); oggi abbiamo tanti “contenitori” del tutto vuoti di idee e cultura e – cosa ancora più grave – senza il benché minimo coraggio giornalistico.
Se quindi viene lanciata sul mercato una WebTV che produce contenuti nuovi e interessanti oltre che autoproduzioni, che è libera da concessionarie pubblicitarie e da signorotti più o meno potenti e che in soli 10 mesi di attività ha ritirato premi in mezzo mondo per la carica umana e tecnologica votata alla popolazione (su RiflettoTV – http://www.rifletto.it – è tutto Gratis, in HD e in Dolby Surround), allora tentiamo di assecondare il futuro e di non osteggiarlo quasi fosse un drago a cinque teste.
Il commento di Vinton Cerf, a mio parere, è condivisibile per diversi ordini di motivi: la popolazione americana, oltre ad essere spinta almeno 20 venti anni più avanti all’Europa (nel bene e nel male) dal modus vivendi, dalle università e dall’imprenditoria statunitensi, non trascorre le giornate a criticare o a invidiare il prossimo, abitudine tutta europea e particolarmente amata in Italia. Gli Stati Uniti, tra tutti i loro evidenti difetti, hanno il grande pregio di vedere più avanti e Cerf è solo uno di quelli che farà comprendere ai gestori telefonici la necessità di aumentare la banda per lo streaming (cosa che negli USA è avvenuta 12 anni fa). Basti pensare che dal 2005 in poi Carat, Media Edge e tutti i più importanti Centri Media d’Europa (gruppi che gestiscono il budget delle più grandi aziende del Mercato) hanno convertito le loro scelte sul Web e sulla IPTV, riducendo drasticamente l’assegnazione di denaro a Tv tradizionale e giornali. In questa bolgia infernale di metamorfosi del marketing, l’unica ad aver visto restare più o meno immutata la propria forza sul mercato è – manco a dirsi – la radio, il cosiddetto “mezzo vecchio”, che qualcuno aveva dato già per morto quando nacque la televisione.
Ciò detto perché il futuro non può non essere nella innovazione, nella crescita delle offerte ma nel rispetto dell’utente. Peraltro non è detto che il domani della IPTV non possa essere diverso da quello che consideriamo ora. Potrebbe darsi, cioè, che – come ha pronosticato Rifletto – lo streaming puro (il flusso video in download) non sia solo quello che oggi le web farms ci propinano come unico mezzo per fare IPTV.
Esiste un mondo che va al di là di quello che il sistema vuole imporci. Dobbiamo diventare padroni di noi stessi e scegliere il nostro futuro, proprio come con un telecomando…