Finisce l’avventura…

Finisce l’avventura di borabora, il server casalingo non il blog, che ormai da tempo immemore sfrutta l’adsl Tin.it (da quando era una semplice 256/128 ad ora che è 4096/256) per le funzioni di server web, mail, ftp, database…insomma un po’ di tutto. In tutti questi anni mi è stato fedelmente d’aiuto per il blog principalmente, ma anche per tutte quelle attività parallele che chiedevano di essere portate avanti su un server web. E’ rimasto acceso parecchio, sempre 24/7, con uptime anche vicini all’anno solare da quando è stato affiancato dall’ups (che ogni tanto si è dimostrato fannullone). Ha superato tuoni e fulmini, temporali paurosi che si sono portati via i compagni modem adsl gentilmente forniti in comodato da Tin.it (7 in totale) e tutti esplosi sopra di lui. Si è visto felicemente ripagato con ram, dischi più grandi ed un bel masterizzatore dvd ed ha fatto sempre il suo.

Ora però l’avventura è giunta al termine, con lunedì 27 novembre l’adsl cesserà di funzionare e con lei i servizi gentilmente offerti da borabora. Ho già provveduto a migrare il blog verso i servizi offerti dall’isp di fiducia, sotto l’attenta guida tecnica di Marco, come anche HTRS che seguirà a breve.

Ti ringrazio di cuore caro server e spero al più presto di riattaccare la spina delle rete, cablata o wifi che essa sia…a presto!

Di stadi, ultras e terrorismo

Dopo i fatti dei giorni scorsi legati alla morte di un tifoso laziale esprimo la mia opinione in merito, non tanto sul fatto in sè ma su ciò che è accaduto dopo e su ciò che molti raccontano in giro anche difendendo fermamente le proprie posizioni. Leggo sul blog di dat (via Matteo) che secondo lui:

…Poi, per uno strano shift tra colpevole e vittima, ad essere messi alla gogna sono, e questa non è certo una novità nel nostro paese, gli ultras, tutti gli ultras, sia i buoni che i cattivi…

e

…molto spesso, siano gli ultras le vere vittime della situazione, persone per lo più pacifiche che vanno a tifare per la propria squadra devono subire vessazioni di ogni genere…

Di sicuro alla gogna ci vanno solo quelli (parlando di persone che seguono una squadra, definirli tifosi è davvero esagerato) che a Catania guerrigliavano fuori dallo stadio o quelli che a Roma hanno fatto un po’ quello che gli passava per la testa senza pensare alle conseguenze per tutti. Ottenendo cosa poi? Di potersi vantare con gli amici al bar “io ho bruciato 4 auto, distrutto 2 vetrine…”. Sono senza parole.

La vittima in questo caso è una sola, pace all’anima sua (qualunque cosa sia successa). Il discorso dei tifosi poi si potrebbe articolare parecchio ma da come la vedo io ci sono 2 categorie di persone tra quelli che si recano allo stadio: la prima è composta da gente come me e te penso che se ne arriva bella bella, prende posto ed aspetta prima ed assiste poi a quel gioco che segue da quando è ragazzino incitando i suoi beniamini per la vittoria finale. Queste persone sarebbero in grado di stare sedute a bordo campo, appena fuori la riga, a seguire la partita senza dar fastidio a nessuno. Il secondo gruppo, che non definisco tifosi, arrivano allo stadio per fare casino e liberare tutte le frustrazioni e le repressioni che subiscono durante tutta la settimana perchè sono semplicemente dei falliti, ignoranti ed veramente gretti che non sanno usar meglio la propria vita.

Purtroppo questo secondo gruppo è come un parassita e si nasconde bene in mezzo ai componenti del primo gruppo, tanto da richiedere perquisizioni e misure di sicurezza “eccessive” a sentire i tifosi di prima categoria. E’ la solita storia: per colpa di pochi (o molti?) pagano tutti non si può fare diversamente. E’ così fin dalle scuole elementari. La soluzione? Nel breve termine non la vedo visto che si parla di educazione prima di tutto, cosa che passati i tempi del primo bacio di sicuro non si impara. Che fare allora? Non sarebbe il caso di cominciare a puntare il dito conto chi si rende protagonista e partecipe di azioni poco adatte a luoghi come gli stadi? Non sarebbe il caso di cominciare a risolvere il problema dal basso invece che lamentarsi poi dei mezzi e dei modi usati per reprimere cotanto fervore nell’incitare la propria squadra (sì loro, quelli del secondo gruppo, diranno sempre che sono tifosi puliti)? Sempre parlando di soluzioni civili.

Io poi sono un po’ per le cose molto pratiche e sono dell’idea che sto genere di persone lo limiti solo in due modi (vista l’ignoranza e la maleducazione): il primo è quello di mettere mano pesantemente al portafogli (se non può lo si manda a spaccare pietre col martelletto), il secondo è quello di dargli una bella mischiata alle ossa sicuramente non si ripeterebbe…

Lloogg Web 2.0 – Vuoi l’invito?

Da qualche tempo utilizzo con soddisfazione il servizio fornito da Lloogg.com (grazie Matteo per la segnalazione e l’invito) per monitorare in real time gli accessi al blog vedendo anche le parole chiave presenti nelle query string degli url di accesso. Il servizio è la trasposizione Ajax di quello che è il tail -f log_web_server sulla shell Linux. Semplice e veloce da installare sulle proprie pagine basta un frammento di codice Javascript per vedere immediatamente lo scorrere dei visitatori sui propri siti.

Essendo in beta privata l’adesione al servizio avviene solo su invito. Al momento ne ho 10 a disposizione quindi chi volesse provare questo servizio può richiedermi un invito in 2 modi:

  1. farmi un bonifico da 100mila euro
  2. lasciare un commento al post e mettere un link al mio blog sul suo, anche dentro un post di presentazione del servizio (come ho fatto io con Matteo), in cui indica tale link

Personalmente preferirei la soluzione 1, ma se proprio siete a corto di liquidità accetto volentieri la 2.

Condividere la connessione con Linux

Ieri sera stavo lavorando al progetto del Linux Home Media Center quando ad un certo punto mi sono trovato nella situazione di dover scaricare alcuni pacchetti per compilare dei moduli per la scheda tv Hauppauge WinTv HVR-3000. Il problema è che non dispongo di una connessione adsl ma solo di quella UMTS/GPRS su connect card PCMCIA Vodafone che uso sul portatile. Per fare quindi un apt-get su Mythbuntu (installata sul LHMC) ho dovuto sfruttare la connessione del portatile dopo aver collegato in rete i due computer, vediamo come:1) Per prima cosa ho assegnato gli ip alle schede di rete dei due computer in modo che appartengano alla stessa sottorete: 192.168.0.5 ad honolulu (portatile che da qui in poi chiamerò honolulu) e 192.168.0.10 ad hawaii (pc tradizionale che fa da LHMC che da qui in poi chiamerò hawaii), subnet mask per tutti e due 255.255.255.0, come gateway per honolulu (e quindi il computer connesso ad internet) va impostato l’ip assegnato dal provider che offre l’accesso e per hawaii ho impostato l’ip di honolulu visto che il traffico dovrà passare da lui per uscire su internet

2) A questo punto non resta che verificare l’effettivo funzionamento del collegamento tra i due computer. Come? Ping è la risposta. Da ogni computer provate a pingare l’altro dalla shell con il semplice comando “ping” seguito dall’ip di sottorete impostato precedentemente. Da honolulu sarà quindi “ping 192.168.0.10” mentre da hawaii avremo “ping 192.168.0.5“. L’importante è la risposta: se vedete comparire alcune linee con dei tempi tutto è filato liscio, se invece messaggio contiente qualcosa tipo “Destination Host Unreachable” significa che qualcosa non va. Ricontrollate i passaggi precedenti.

3) Ora che i due computer comunicano tra di loro dobbiamo fare in modo che i pacchetti inviati da hawaii ed in transito su honolulu vengano inoltrati all’host di destinazione, nonchè prendere i pacchetti di risposta e mandarli ad hawaii. Per fare ciò sfruttiamo netfilter/iptables per fare NAT e masquerading. Il primo, Network Address Translation, non fa altro che sostituire nell’intestazione del pacchetto l’ip privato con l’ip pubblico (in uscita) e viceversa quando il pacchetto è in ingresso. Il masquerading è un caso particolare di NAT attraverso il quale oltre a sostituire gli ip vengono modificate le porte TCP e UDP delle connessioni in transito. Vediamo dunque come dirlo a iptables:

iptables –table nat –append POSTROUTING –out-interface ppp0 -j MASQUERADE

iptables –append FORWARD –in-interface eth0 -j ACCEPT

echo 1 > /proc/sys/net/ipv4/ip_forward

La prima riga aggiunge la regola nella tabella di nat e si occupa del masquerading, la seconda aggiunge la regola alla catena di forward e fa in modo che i pacchetti in ingresso vengano inviati all’interfaccia di rete eth0 che è quella connessa al cavo che arriva ad hawaii da honolulu. L’ultima riga, semplice quanto fondamentale, permette il forward dei pacchetti tra le interfacce (cosa che Linux non permette di default).

A questo punto la connessione è condivisa a tutti gli effetti, quindi un ping da hawaii verso un host esterno dovrebbe rispondere positivamente. Il ping andrà fatto specificando direttamente un ip da contattare e non un dominio visto che non abbiamo ancora impostato dei dns da utilizzare per la risoluzione dei nomi a dominio.

4) Inseriamo quindi su hawaii i dns per la risoluzione dei nomi a dominio. Dove? Via interfaccia grafica o shell il risultato è lo stesso, via shell basterà inserire nel file /etc/resolv.conf delle righe tipo “nameserver xxx.yyy.zzz.xxx” prese da honolulu o da servizi dns di dominio pubblico tipo OpenDns. Fatto questo possiamo provare ad eseguire un ping specificando un dominio al posto di un ip. Se funziona avete seguito correttamente le istruzioni fin’ora riportate.

5) Non resta altro che sfruttare la connessione di honolulu direttamente da hawaii!

Alcuni link utili: