Il pallone è mio, chi gioca lo decido io

Leggo via Matteo ed il suo post Security through obscurity che qualcuno ha un segreto da raccontare ma per renderlo più segreto lo racconta solo via mail a chi glielo chiede. Di che si parla? Di questo: “Ho scoperto come avere legalmente una vera full flat dati da operatore cellulare, 24h su 24h senza limiti di download”. Ho quindi scritto per avere in risposta il “trucco” e per sapere se si trattasse di ciò che ipotizzavo.

A parte il modo di agire, che non condivido ma che devo rispettare, ci sono alcune cose lasciate nei commenti al post di Matteo su cui vorrei esprimere il mio parere:

…La ragione sta nel fatto che per molti avere una flat dati sul cellulare non è semplicemente una questione di risparmio nelle tariffe, molto di più. In un paese digital-diviso, e comunque in assoluto, si ritiene che una connessione flat-dati-mobile debba essere una sorta di servizio universale, accessibile a tutti e a prezzi modici…

…Questo impedisce ai digital divisi di lavorare e di fare quelle cose che magari invece tu fai dai per scontate, come per esempio rimanere connesso con il tuo instant messenger, scaricando un file a velocità accettabili…

…Ecco perché ho risposto a tutti ma non ho pubblicato il trucco. La ragione è evidente: se diventasse pubblico velocemente, altrettanto in fretta chiuderebbero “l’ingresso” che ho trovato…

Va detto che il trucco, o la cuccagna come la definisce Marco, non è poi tanto recente quanto sconosciuto. E’ una cosa che viene sfruttata su più operatori (Tim, 3, Vodafone) già da un po’ di tempo e con l’avvento dell’Iphone ha suscitato interesse anche nei clienti della mela. Vi linko alcune fonti facilmente rintracciabili da Google:

Quello che mi fa incazzare è che ci si lamenti della mancanza di flat dati a prezzi abbordabili, ci si lamenti del digital divide (di cui anche il sottoscritto è vittima), si cerchi di fottere un’azienda che lavora per creare profitti (sia chiaro non difendo il fatto che le offerte in circolazione facciano pietà o che la concorrenza non esiste) invece che mobilitarsi in prima persona per cercare di cambiare le cose facendo rumore in qualche modo. Della serie “il problema c’è ma finchè questo giochino funziona faccio finta di non vederlo ma lo uso come alibi”.

Mi fa sorridere che “chi deve lavorare” debba sfruttare qualche scamuffo di questo tipo per risolvere un problema che è molto più grosso. E’ come essere immigrati irregolari e circolare con documenti falsi, prima o poi qualcuno ci becca. Ci sono semiflat abbordabili che offrono servizi decenti in modo regolare.

Concludo dicendo che probabilmente non vedremo mai delle full flat UMTS senza filtri di qualche genere. Se così non fosse gli operatori si ritroverebbero a vendere connettività e nessun servizio aggiuntivo: chiamate e videochiamate Voip, messaggi istantanei via IM, invio file…insomma la fine dei loro servizi. Inpensabile.

Si può provare a fare una petizione, (Matteo che dici?), sapendo già in partenza però che il marketing non tiene mai conto dell’esigenza dei clienti ma pensa solo a come fargli credere che un prodotto è per loro meglio di un altro cercando di giustificare un costo superiore.

Henry Ford (1863 – 1947): C’è vero progresso solo quando i vantaggi di una nuova tecnologia diventano per tutti.

Fini in video chat su Corriere.it: la mia domanda

Di passaggio su Corriere.it per uno sguarda sul mondo ho visto l’articolo che presentava l’appuntamento di video chat con Gianfranco Fini (leader di AN) ed esortava a porre le proprie domande da rivolgere all’ospite odierno. Ho quindi preso la palla al balzo e tra le tante cose che si potrebbero chiedere ho deciso di affrontare l’argomento/problema della casta: “On. Fini cosa nel pensa dell’idea di ridurre del 50% il numero dei presenti in parlamento? E la riduzione degli stipendi?“. Allego immagine su Flickr.

Devo dire che la prima domanda inviata era un po’ più articolata ma non veniva pubblicata quindi ho dovuto inviarla un paio di volte in più e credo che il moderatore l’abbia pubblicata per sfinimento. Il succo del discorso non ha comunque subito modifiche.

L’On. Fini ha risposto così alla mia interrogazione: “Quella della riduzione del numero di parlamentari non è solo un’idea, noi l’abbiamo fatto nella precedente legislatura e dal 2011 il numero di parlamentari si sarebbe ridotto del 50%, ci sarebbe stata una sola camera legislativa oltre ad una in rappresentanza delle regioni… Purtroppo il referendum è stato bocciato dal voto dopo che la sinistra si è schierata invitando tutti a votare contro. Ci troviamo quindi punto da capo. Per quanto riguarsa lo stipendio del parlamentare va detto che il parlamentare stesso non decide il suo stipendio…se il parlamentare deve fare gli interessi collettivi deve essere libero e non deve poter subire pressioni dall’esterno tipo “fammi questa legge ci guadagni pure 4 soldi”…“.

Sulla parte della riduzione dei parlamentari non ho nulla da aggiungere, sulla parte dello stipendio leggo tra le righe che lo stipendio mensile di un parlamentare, equiparabile a quello annuale di un operaio, è legittimamente alto per non indurre in tentazione. In caso di richieste “strane” il parlamentare potrebbe dire di no perchè non ha bisogno di arrotondare in altro modo…ho capito bene o forse ho una visione un po’ distorta della realtà? Voi che dite? I commenti qui sotto sono aperti a tutti.

I nostri dipendenti a Ballarò

Ieri sera guardavo la replica di Ballarò su RaiSat Extra dove si parlava di un problema molto serio quanto dibattuto da parecchio tempo specialmente in periodo elettorale: lavoro precario, stipendi bassi, problema della quarta settimana…Tra i presenti vi erano ciaramente esponenti del PD e del PDL che più o meno gentilmente esponevano le proprie tesi e i propri programmi o promesse c’era la Melandri che finalmente pare aver recepito il problema dei falsi Co.Co.Pro. sotto ai quali si nascondono veri e propri rapporti subordinati. Di cosa parlo? Di tutti i lavoratori che assunti con un contratto di collaborazione a progetto si ritrovano a fare i dipendenti in tutto e per tutto con una retribuzione oraria tra l’altro spesso sotto la soglia di povertà, o meglio di tutti quei datori di lavoro che sfruttano in modo distorto questa forma contrattuale.

Come dicevo la Melandri pareva arrivare al cuore del problema: utilizzo non corretto della forma contrattuale e sfruttamento quindi del lavoratore. A questo punto era legittimo aspettarsi qualche proposta per far sì che questo non accadesse, controlli maggiori sulle aziende, sanzioni in caso di infrazione. Dopo tutto il Co.Co.Pro. è un contratto per una collaborazione a progetto dove il collaboratore è pagato per la realizzazione di un qualcosa in un determinato tempo e nei modi stabiliti dalle parti non imponendo vincoli di subordinazione come orari o luoghi di lavoro. Inoltre il compenso dovrebbe essere stabilito in base al valore del prodotto finale e delle tecniche e capacità richieste per la realizzazione. Aggiungo anche che questo tipo di contratto andrebbe utilizzato principalmente per le opere di ingegno e non per compiti ripetitivi e senza scopo (il progetto) finale come per esempio il classico commesso. Ero quasi sorpreso che finalmente qualcuno avessa capito il problema.

Invece la proposta dell’esponente del PD è stata: “soglia minima di 1000-1100€ al mese per i co.co.pro“. Da qui la conclusione: non ha capito un cazzo. Cosa parliamo di compenso mensile quando facciamo riferimento ad una tipologia di contratto che non prevede subordinazione e vincoli di orari e luoghi? Un progetto può richiedere 2 mesi di lavoro e valere 10, un altro può richiede sempre 2 mesi e valere 100 perchè le competenze in gioco sono molto più alte e la difficoltà del progetto è maggiore. Non ha quindi senso parlare di soglia minima mensile facendosi confondere dai regolari contratti subordinati dove si è pagati per essere a disposizione per tot tempo per n giorni la settimana.

Come sempre poche idee e ben confuse, ci sarà da ridere ad aprile…