La deriva: perchè l’Italia rischia il naufragio

Copertina de La derivaDopo aver letto in meno di una settimana “La casta ho deciso di continuare a farmi del male comprando “La deriva” che è la continuazione naturale del primo prodotto targato Gian Antonio Stella – Sergio Rizzo. Sicuramente anche questo “dossier” è destinato a far bene, la copia de La casta che ho io appartiene alla 28esima edizione (si ventotto) quindi i presupposti ci sono. Essendo uscito in maggio, questa volta sono riuscito ad avere una copia della prima edizione de La deriva.

Sono appena al primo capitolo ma già è bastato per farmi girare parecchio le balle. Molti potranno dire, a ragione, che alcuni argomenti/problemi sono conosciuti ma vederli analizzati e soprattutto quantificati li rende ancora più raccapriccianti. Le cifre parlano chiaro, molto più di mille parole.

Dalle infrastrutture bloccate da lacci e lacciuoli di ogni genere all’attività legislativa farraginosa, dai ritardi nell’informatica che ci fanno arrancare dietro la Lettonia agli ordini professionali chiusi a riccio davanti ai giovani, dal declino delle Università-fai-da-te alle rivolte di mille corporazioni, dalle ottusità sindacali ai primari nominati dai partiti: l’Italia è un Paese straordinario che, nonostante la sua storia, le sue eccellenze, i suoi talenti, appare ormai alla deriva. Un Paese che una classe politica prigioniera delle proprie contraddizioni e dei propri privilegi non riesce più a governare. È la tesi di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo: quella Casta, denunciata nel libro che ha rappresentato il più importante fenomeno editoriale degli ultimi anni, non è soltanto sempre più lontana dai cittadini ma è il sintomo di un Paese che non sa più progettare e prendere decisioni forti. E il confronto con gli altri Paesi, senza una svolta netta, coraggiosa, urgente, si fa di giorno in giorno così impietoso da togliere il fiato.

Memore de La casta sconsiglio la lettura del libro a deboli di cuore e a chi soffre d’insonnia. Per tutti gli altri non c’è problema. Se poi qualcuno fosse interessato alla mia copia del libro si faccia avanti ho già deciso di venderlo a fine lettura, di sicuro ci si risparmia qualche euro e visti i tempi che corrono non è male.

Mi auguro di non dover leggere il prossimo anno “Il naufragio: cronaca di una morte annunciata”.

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