Come ti aggiro Google: il grande male oscuro…
25 Agosto 2008 » In internet
Tag: analisi, corriere, google, privacy
E’ domenica sera ed in attesa di seguire la partita tra Inter e Roma per l’assegnazione della Super Coppa Italiana leggo un po’ di articoli su Corriere.it. In home page mi balza subito all’occhio un’articolo introdotto così “Ecco come ti sfuggo al ‘Grande fratello’ Quattro strumenti web per evitare di finire continuamente nelle banche dati di Google“. Vediamo cosa dice…
L’articolo di Hanay Raja che promette di “usare il motore di ricerca di Mountain View (e non solo) senza finire nella sua banca dati” esordisce andando subito alla radice del problema:
Smettere di usare Google perché traccia la nostra navigazione è un impresa impossibile. Come rinunciare alla comodità del più famoso motore di ricerca al mondo? Eppure il problema esiste. Sono milioni i dati relativi alle nostre ricerche che ogni giorno immettiamo nella banca dati di quello che qualcuno chiama il nuovo Grande Fratello del Web. I dati profilati attraverso la navigazione servono per fare pubblicità mirata come AdWords, Adsense e molti altri.
Google il male oscuro che da angelo sta diventando demone piano piano…siamo sicuri? Cari signori non è che stiamo entrando un po’ troppo in modalità “paranoia”? Visto troppi telefilm di spionaggio ultimamente?
E’ risaputo che le parole chiave delle ricerche vengono utilizzate per gli altri programmi di advertsing di casa Google, dov’è il problema? Il profiling degli utenti è alla base di Internet e del commercio elettronico (nei siti seri) ma anche di tutta una serie di attività offline che esistono da ben prima di Internet e che nessuno sicuramente teme come teme Google attualmente.
Di cosa parlo? Un esempio semplice sul profiling degli utenti portato avanti da un altro sito molto importante è Amazon. Che si tratti di utenti registrati o meno le pagine del sito e quindi i libri offerti sono adattati in base al profilo più o meno conosciuto dell’utente che lo sta visitando. Le ricerche fatte da altri utenti all’interno dell’area che si sta sfogliando sono la base su cui ci si basa per proporre in modo mirato libri che potrebbero interessare allo stesso modo all’utente.
Quindi anche le nostre ricerche e la visualizzazione delle schede dei libri serviranno per presentare ad altri utenti dei volumi correlati in base alla nostra esperienza nell’utilizzo del sito. E’ una malefatta? E’ il demonio? Non mi pare, eppure qualcuno potrebbe lamentarsi per un modo di agire che sicuramente è messo in atto per aumentare le vendite ma anche per migliorare la user experience dell’utente facendo in modo che le sue ricerche abbiano più successo.
Va bene vediamo qualcosa di simile nel mondo reale, offline, di tutti i giorni. Rispolvero qualche concetto di un interessante corso di Sistemi Informativi seguito aSiamo al supermercato a fare la nostra bella spesa, arriviamo in cassa e la prima cosa che la cassiera ci chiede è “ha la tessera $nomevariabile?”. La tessera sconto, non serve solo per lo sconto. A che serve allora? Serve a sapere che Daniel di 27 anni che fa il lavoro X ha comprato tutta una serie di prodotti magari in relazione tra di loro in base a qualche criterio. Tutti questi dati messi assieme ad una mole enorme di altri dati relativi agli altri clienti vanno ad alimentare dei data warehouse su cui la società può eseguire tutta una serie di analisi (data mining) da cui trarre importanti dati per migliorare la commercializzazione dei propri prodotti.
Se poi ipotizziamo che abbia pagato il conto con la carta di credito possiamo star sicuri che la quantità e la qualità dei dati sarà ancora maggiore. Le banche per un congruo pagamento sono ben felici di rivendersi i dati (aggregati sia chiaro) che associati a quelli già presenti permettono di creare dei profili sempre più completi e dettagliati. Non ci avevate mai pensato? Ora che fate smettete di fare la spesa?
Qualcosa di vero o solo una serie di cazzate? I commenti sono qui sotto, fate pure.
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Commenti
6 Commenti per “Come ti aggiro Google: il grande male oscuro…”
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Questo articolo è stato segnalato su ZicZac.it….
…
Su un aspetto non posso darti torto: l’informazione gratuita non è gratuita per bontà divina, è gratuita perchè fa da mezzo di trasporto di informazioni che veicolano il mercato.
quindi ok i banner, ok che i free press metro/leggo siano pieni di pubblicità, ok che mediaset metta piu’ pubblicità della RAI, ok che valentino rossi sia tappezzato di targhette pubblicitarie.
ma vorrei ricordarti che la dicitura “-messaggio promozionale-” viene apposto per legge sullo schermo televisivo perchè la natura della pubblicità è parziale, e in quanto tale non va confusa con delle informazioni imparziali.
Se profilazione = come risposta alla ricerca su google ho link sponsorizzati che riguardano cose che google sa che interessano a me, significa che ha smesso di fare da motore di ricerca e sta facendo pubblicita’ senza neppure dirmi “-messaggio promozionale-”.
ok business, ok marketing, ma se sono arrivati a mettere una legge in Italia, considerando l’arretratezza tipica italiana su nuove tecnologie, beh, forse siamo davanti a qualcosa che va regolamentato.
in ogni caso, la profilazione dei dati non pertineti l’acquisto (tipo, quella fatta dal GS, per cui per altro il garante della privacy ha emesso una multa…) ma pertintenti le tue *richerche* mi sembra un potere non indifferente da centralizzare in una sola entita’.
la divisione del potere e’ alla base della democrazia, chissa’ se google/yahoo/M$ saranno i primi fautori dell’infocrazia
se ti interessa leggere l’articolo al quale hanay si è ispirata, per proporre al corriere una versione ridotta ma comprensibile al pubblico, ecco il link:
http://www.delirandom.net/20080321/vecchi-attacchi-allanonimato-e-svisceramento-di-questa-occulta-profilazione/
@vecna
Grazie per l’intervento.
La storia del messaggio promozionale è una grande “vaccata” e non serve a nulla. Sul fatto che Mediaset metta più pubblicità della Rai non ci piove, la prima è una tv privata e commerciale mentre la seconda è pubblica e ci paghi pure il canone. In questa non ci dovrebbe essere pubblicità.
Sul fatto della divisione della torta è già così, non credete che gli altri motori di ricerca siano da meno. Solo che essendo meno usati, per qualche motivo ovvio, hanno meno dati e fanno meno paura.
Daniel
Non riesco a pensare che sia una “vaccata” la dicitura messaggio promozionale. considera che una delle piu’ nuove forme di marketing e’ fare video promozionali con lo stesso format di un telegiornale. Questo e’ molto usato in america, da noi invece va ancora l’uso della modella seminuda quando si parla di yoghurt, di zaini, di pneumatici, di computer, di mutui, di …
riguardo la distribuzione del problema: su delirandom viene scritto abbastanza grosso che “il problema non e’ google” ma lui viene preso come riferimento in quanto il piu’ conosciuto.
questo non e’ giusto in se, perche’ fa nascere nelle persone l’idea che il problema sia google e non la profilazione, anche se quest’ultima viene fatta in molti altri posti meno sospetti.
quindi in generale quello che serve e’ la consapevolezza delle risorse finanziare che fanno muovere il mercato, cosi’ che il consumatore possa essere piu’ critico.
ma questo se succedera’ sara’ ai figli dei miei figli. presa questa consapevolezza, anziche’ dedicarmi a google, mi dedichero’ alla mia ragazza.
Dico che è una vaccata perchè lascia il tempo che trova visto che è scritto pure abbastanza piccolo e per qualche istante. Personalmente filtro mentalmente la pubblicità in tv (quella poca che vedo) come sul web e credo che anche l’utente medio ci riesca.
[...] libertà su Internet. Eppure sono sicuro che arriverà presto qualcuno, magari uno degli stessi che sostiene la causa vista qualche giorno fa, con i soliti sospetti: “prima tracciano e profilano le ricerche poi ci danno anche lo [...]