Randy Pausch: lezioni di vita

Questo post è nelle bozze dal primo di agosto e dopo svariati rinvii è giunto il tempo di completarlo e pubblicarlo come promesso più volte nei post del Coming Next Week. Mi scuso per il ritardo ma innumerevoli impegni mi hanno impedito di realizzarlo prima.

Dal 25 luglio 2008, giorno della morte di Randy Pausch, è passato un po’ di tempo e anche l’attenzione riservato dalla rete alla storia si è smorzata. Ecco quindi che questo post può servire per non dimenticare ciò che Pausch ha lasciato a tutti noi.

La vicenda del professore di Interazione Uomo-Macchina della Carnegie Mellon University di Pittsburgh è nota (se non lo fosse il link a Wikipedia poco più sù vi sarà d’aiuto) e non mi dilungherò più di tanto su questo. Quello di cui invece si deve parlare è rappresentato dalla lezioni che Pausch ha deciso di lasciare ai suoi studenti, ai suoi figli e non solo (web cast e video su YouTube): delle vere e proprie lezioni di vita che non vanno trascurate.

La prima lezione

La prima di queste lezioni, di cui inizialmente potreste aver sentito parlare come “L’ultima lezione di Randy Pausch” intitolata Really achieving your childhood dreams (Realizzare veramente i sogni della tua infanzia) rappresenta un vero e proprio living funeral, l’ultimo saluto al futuro defunto. Pausch ripercorre un po’ tutta la sua vita analizzando le fasi salienti relative ai suoi sogni di bambino e di come li abbia potuti realizzare facendo davvero di tutto per riuscirci. Dovete assolutamente guardarvi il video dall’inizio alla fine per apprezzare la passione che il professore riesce a trasmettere a tutti nonostante avesse un futuro purtroppo già scritto. Per i meno affiatati con la lingua inglese ecco la trascrizione tradotta dell’intera lezione.

La seconda lezione

Qualche mese dopo Pausch ha deciso di dare un’altra lezione rispondendo all’invito di un suo amico e collega della University of Virginia, questa volta molto più pratica e semplice dedicata al time management (gestire il proprio tempo). Consigli semplici e spesso dettati dal buon senso, ma quanti di noi li riescono a mettere in pratica in modo sistematico? Come prima il video è il miglior modo di prendere questi consigli, altrimenti qui potrete trovare due traduzioni dei punti salienti (articolo di Luca Chittaro su Nova100, mio professore di Architettura degli elaboratori al primo anno di Informatica, a.a. 2000/2001).

Chiaramente non riporterò tutti i punti qui, mi limiterò a quelli che più mi hanno colpito e che ho deciso di mettere in pratica.

Il disordine come perdita di tempo. Una scrivania (virtuale o fisica) in disordine, con cui perdiamo tempo a trovare le cose che ci servono, ci sta dicendo “Sei in mio possesso, io ho piu’ cose di quanto tu possa gestire“.
Lo stesso ragionamento vale per l’e-mail.  Randy chiede ai presenti: “In quanti tenete piu’ di 20 e-mail nella posta in arrivo?” e la maggioranza delle persone alza la mano.  Poi chiede: “In quanti tenete piu’ di 100 e-mail nella posta in arrivo?” e le mani che si alzano sono ancora tantissime.  Al che replica: “la posta in arrivo non e’ la vostra  todo list! E’ stupefacente come gli sviluppatori di programmi di e-mail non abbiano ancora pensato ad una funzione ‘ordina per importanza’ nell’e-mail. Per ogni e-mail che arriva, dobbiamo decidere se: (1) la leggo subito, (2) la metto in una cartella, (3) la metto nella mia vera todo list. Altrimenti, ogni volta che apri l’e-mail sei sopraffatto esattamente come da una scrivania in totale disordine.”

Effettivamente è proprio così. In ufficio uso Thunderbird per la posta e oltre a parecchie directory dedicate alle email dei singoli clienti nella Inbox ho sempre tenuto parecchie email sparse di comunicazioni minori (senza una directory associata). Cosa ho fatto? Le ho eliminate tutte (spostandole o eliminandole se non necessarie) ed ora la Inbox è vuota. Cosa cambia? Se la Inbox è vuota so per certo che non ho lavori arretrati da fare. Inbox vuota = stai tranquillo. Funziona.

Nel monitor del computer bisogna poi avere molto spazio di schermo per lavorare, altrimenti e’ “come cercare di usare il tavolinetto su cui si mangia in aereo come se fosse una scrivania”. “E’ sorprendente – Randy aggiunge – “come le aziende non considerino che il costo di comprare un monitor piu’ grande (o un secondo monitor) sia irrisorio rispetto al miglioramento delle condizioni di lavoro e quindi della produttivita’”.

Altro problema che ho affrontato non molto tempo fa e che per esperienza personale posso confermare. Un’area di lavoro più grande permette di lavorare meglio e un dipendente che lavora meglio fa solo che il bene dell’azienda.

Le interruzioni. Dopo un’interruzione, occorre un certo tempo per riportare la nostra testa su quello che stavamo facendo. Cinque interruzioni ti bruciano un’ora intera e dobbiamo ridurre sia la frequenza che la durata delle interruzioni. Ad esempio, la maggioranza delle persone lasciano che il computer faccia un suono quando arriva l’e-mail. L’e-mail e’ una tecnologia che e’ nata per ridurre le interruzioni (rispetto al telefono) e l’abbiamo trasformata in qualcosa che produce interruzioni. Dovete spegnere il suono che fa l’e-mail altrimenti state seduti come cani di Pavlov ad aspettare il “ding”.

Come non dargli ragione? Siete immersi in un problema di programmazione e state cercando di capire quale possa essere la miglior soluzione da adottare per rendere tutti felici. Ecco che arriva il capo a chiedervi “una modifica che è una fesseria” su un sito o su qualche documento. Cosa succede? Processo mentale che se ne va a $donninefacili e giramento di palle per qualcosa “che non può assolutamente aspettare”. Morale della favola mollate tutto, fate contento il capo e poi vi ci vogliono 15-20 minuti per riuscire a rientrare nel problema precedente spesso magari senza ricordare in modo completo ciò che avevate in mente…

Uccidere la televisione. Alla fine della lezione, Randy adotta un linguaggio un po’ piu’ aggressivo per l’ultimo consiglio: “Ecco il mio consiglio piu’ importante: uccidete la vostra televisione! L’americano medio guarda 28 ore di televisione alla settimana: sono quasi tre quarti di un lavoro a tempo pieno. Se volete veramente che vi venga restituito del tempo per la vostra vita, ok, non e’ proprio necessario che la uccidiate, e’ sufficiente staccarle la spina e metterla in un armadio con una coperta sopra.”

Niente di più vero. Personalmente non ho mai guardato molta televisione, non a caso almeno. Ciò che guardo è qualche partita (quando la dolce metà lo permette), qualche film e le serie tv preferite. Il resto è tempo perso che ho deciso di dedicare ad altro come la lettura (di libri stampati) o all’aggiornamento attraverso la lettura di articoli o guide su Internet.

La terza lezione

L’ultima lezione è molto breve e si focalizza principalmente su due punti:

  • cio’ che rimpiangeremo sul letto di morte non saranno cose che abbiamo fatto, ma cose che non abbiamo fatto
  • avete bisogno di trovare la vostra passione e deve arrivare da qualcosa che vi alimenta da dentro

Conclusione

Credo ci sia poco da aggiungere, ma solo da mettere in pratica. Buona visione e buona lettura.

2 thoughts on “Randy Pausch: lezioni di vita

  1. Da girare a tutti i dirigenti dell’azienda per cui lavoro, nonchè da stampare e appendere in ufficio. Temo che sarebbe comunque inutile, però… :-(

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