Di università, Gelmini e proteste…

24 October 2008 » In politica
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Sto guardando Annozero su RaiDue dove il tema principale è quello che da qualche giorno tiene banco un po’ dappertutto: Gelmini, scuola, università, tagli…l’istruzione da che ho memoria è sempre stata maltrattata di anno in anno con tagli su tagli, mi pare anche strano ci sia ancora da tagliare. Non intendo entrare nel merito dei problemi relativi alla scuola elementare, che non conosco, piuttosto vorrei esprimere qualche considerazione sull’università.

Che si spenda poco per l’università e per la ricerca è un dato di fatto, non per niente non compare nessun polo italiano nei primi 100 al mondo. Tuttavia quello che è peggio è che si spende male: dalla riforma del 3+2 (quando ho iniziato Informatica io), ma forse anche un attimo prima, sono cominciati a fiorire corsi di laurea su ogni cosa a volte assurdi per il numero di iscritti. E un corso di laurea con pochi iscritti costa come uno con 10 volte il numero. Non si parla di corsi con meno di 30-50 iscritti si arriva addirittura a corsi con un solo (e dico 1) studente.

I tagli vanno fatti, partendo dai corsi, la pensa così anche il rettore de La Sapienza di Roma che è stato categorico in un servizio mostrato poco fa in cui diceva “non ho intenzione di tenere aperti corsi inutili, non ho intenzione di chiedere fondi per corsi inutili”. Parole sante direi. Chi lo può biasimare?

Solo meno corsi? No anche meno università e meno sedi distaccate. Avere maggiore copertura del territorio non implica maggiore qualità e nemmeno maggiori numeri talvolta. Qualcosa va purgato, amici e amici di amici non devono aver la possibilità di parassitare su una cattedra che non molleranno fino alla morte in una remota facoltà di una remota università. Qualcuno potrebbe obiettare: “eh ma così si torna indietro e per studiare mi devo trasferire”. Non è detto esistono altri canali (internet?) e devono essere sfruttati anche come strumento per il risparmio.

Altra cosa da dire è che oramai all’università ci vanno cani e porci. Anche questo è un problema. Un minimo di selezione va fatta, in tutti i corsi per offrire il meglio a chi se lo merita. Se dall’università devono uscire le migliori menti del domani è bene partire da una base già consolidata altrimenti il risultato sarà quello del “garbage in, garbage out” (merd in, merd out per i non addetti ai lavori).

Chiudo riflettendo sull’intervento di una ragazza che con fare disperato affermava di non vedere un futuro per lei sia per gli studi che per il post laurea. Lavorare (ma no dico lavorare!) e farsi aiutare dalla famiglia per pagare le tasse universitarie che altrimenti non potrebbe fronteggiare: disperata! Cara io, come moltissimi altri credo, da maggio a settembre mi sbattevo a turni in fabbrica per pagarmi la retta universitaria (tutta) senza chiedere nulla in famiglia: sono ancora vivo. Per la fine degli studi si piangeva già addosso per un lavoro stage non pagato per laurearsi (lo stage è obbligatorio), laurea ed un ipotetico lavoro precario da 800€ (forse) e impossibilità di essere indipendente. Se fossi stato in simili condizioni io prima della laurea mi sarei sparato un colpo, senza andare in tv. Il mondo è grande.

Commenti

Un commento per “Di università, Gelmini e proteste…”

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