Modelli di business (1): freemium business model
31 October 2008 » In internet, progetti
Tag: business model, free, freemium, premium, shareware
Dopo il post introduttivo per quella che sarà una mini serie dedicata ai business model applicabili ai progetti web eccoci giunti al primo modello analizzato. Oggi parliamo del freemium business model.
Tale modello di business è stato formalizzato per primo dal venture capitalist Fred Wilson e trova applicazione in molti dei servizi nati con l’avvento del web2.0. Tuttavia il modello risale a molto prima visto che la distribuzione di programmi shareware utilizza un modello molto simile sul quale molte aziende hanno saputo fondare i propri affari.
Ma vediamo com’è definito il freemium business model che per definizione è costituito per metà dal modello free e per l’altra metà dal modello premium (modelli di cui parleremo nelle prossime puntate). Un servizio basato sul modello freemium è un servizio offerto in modo gratuito nell’intento di acquisire una grande quantità di utenti grazie al passaparola, segnalazioni esterne, campagne di marketing…oltre al servizio principale (o base) vengono messi a disposizione a pagamento ulteriori servizi a valore aggiunto, che integrano il servizio base o che lo estendono.
Alcuni esempi:
- Skype – chiamate interne gratuite (free), SkypeOut a pagamento (premium)
- Flickr – traffico limitato mensilmente, set limitati etc. per la versione gratuita (free), versione Pro che toglie qualsiasi barriera a pagamento (premium)
- Hattrick – il gioco è totalmente gratuito (free), esistono delle funzionalità avanzate per migliorare l’esperienza di gioco a pagamento (premium)
e potremmo continuare la lista…
Come dicevamo in precedenza un modello molto simile al freemium è quello lanciato in passato con i programmi shareware che magari per uso personale o per un limitato periodo di tempo erano free mentre per essere “sbloccati” chiedevano il pagamento di una somma (spesso piccola). Il modello freemium si adatta in modo ottimale ai servizi web visto che l’utente è potenzialmente sempre molto vicino al passaggio di “livello” e grazie a questo, se il servizio è valido, si potrà costruire velocemente una base di utenti premium.
Tuttavia è di fondamentale importanza rispettare alcune regole per non “bruciare” il potenziale cliente:
- chiedere meno dati possibile al momento della registrazione, chiedere il numero di carta di credito anche se non utilizzato al momento di sicuro infastidirà l’utente che scoraggiato potrebbe lasciare prematuramente il servizio
- eliminare tutte le barriere che potrebbero ostacolare l’utente: compatibilità con tutti i browser, niente plugin o applicazioni da scaricare…
- ciò che l’utente trova al suo ingresso, in termini di servizio, gli sarà sempre garantito in modo gratuito:niente specchietti per le allodole o offerte truffa
Il freemium business model dà il meglio di sè quanto l’utente percepisce la necessità di una quota a pagamento per la fornitura di determinati servizi. Quindi parlando per esempio di Flickr maggiore spazio per le foto o per i propri video hanno un costo visto che lo storage messo disposizione dal servizio ha un suo costo. Parlando di Skype si hanno per esempio i costi di terminazione sugli altri carrier.
Quando invece si parla di sole feature aggiuntive (che non implicano costi diretti) la cosa può essere un po’ più complicata, nonostante questo se il servizio offerto gratuitamente è apprezzato e la versione a pagamento viene presentata nel modo corretto si possono ottenere buoni risultati dalla conversione degli utenti free in utenti premium.
Lo scenario è chiaro ed a questo punto anche il nome: freemium = free + premium.
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