Questo è un post ispirato da un tweet odierno a cui Alessandro ha risposto chiedendo un approfondimento che ben volentieri vado ad esporre. Si parla di easy in – easy out (o easy on, easy off) relativamente all’accesso (e uscita) da parte di un potenziale utente ad un sito o servizio web. Easy sta appunto ad indicare la facilità con cui l’utente dovrebbe poter compiere queste azioni.
Certo il condizionale è d’obbligo visto che non a tutti è chiaro quanto un utente possa essere infastidito dal doversi registrare, compilando tutta una serie di campi spesso eccessivamente specifici, per poter portare a termine un’azione particolare.
Concretizziamo: abbiamo un semplice sito web che pubblica delle notizie che possono essere commentate dagli utenti. Ipotizziamo anche che l’inserimento del commento non sia consentito ad utenti anonimi e sia quindi necessario essere registrati ed aver effettuato il login prima di esprimere la propria opinione. Essendo i commenti dei contenuti veri e propri che vanno ad integrare le news, l’editore dovrebbe cercare di invogliare gli utenti ad esprimere il proprio parere.
Per rendere semplice il percorso di accesso alla funzionalità di inserimento commenti la registrazione al sito dovrebbe essere questione di secondi: andando all’estremo basterebbe chiedere un’indirizzo email ed una password (eventualmente uno username). Quanto basta per essere identificati dal sistema.
Se invece si iniziano a chiedere informazioni come indirizzo, titolo di studio, lavoro e preferenze varie il form di registrazione diventerà ben presto una giungla capace di scoraggiare l’utente dal suo intento portandolo a chiedersi “ma chi me lo fa fare?” e soprattutto “perchè mi chiedi tutte queste cose per inserire un solo commento?”.
Lo stesso discorso vale per la cancellazione che legittimamente l’utente potrebbe voler fare: un semplice click per rimuovere tutti i propri dati e non un percorso pieno di trappole per non permettere all’utente di lasciare il servizio.
Se a molti, specie del settore, il concetto è chiaro molto spesso non è altrettanto per chi sta dall’altra parte della barricata ed il sito/servizio invece che realizzarlo lo commissiona.
Fortunatamente negli ultimi tempi questo approccio pare essere raccolto con favore specialmente dai servizi di ecommerce dove non è necessariamente obbligatorio registrarsi per portare a termine un acquisto (fatto salvo l’inserimento dei dati per la spedizione e la fatturazione). Un checkout espresso è fonte di maggiori conversioni e vendite: a parità di prezzo il sito meno “curioso” avrà la meglio.
A riguardo lessi qualcosa di davvero interessante molto tempo fa grazie a Getting Real della 37signals.
Anche voi vi trovate a combattere per far capire che le cose semplici quasi sempre sono le migliori?
grazie, gran bella spiegazione. Oggi ho imparato ad applicare una nuova espressione rispetto a quello su cui si riflette già
Un esempio interessante in proposito viene dalle assicurazioni online. Sappiamo tutti quanto mercato hanno preso ed adesso c’è agguerrita concorrenza tra le online.
Quasi tutte al momento del preventivo ti chiedono una quantità di informazioni che davvero fai fatica a capire a cosa servono per determinare il premio da pagare: la tua condizione familiare, lavorativa, il cognome da nubile di tua nonna .
Adesso una assicurazione online si sta pubblicizzando dicendo che riesce a farti il preventivo con pochi dati ed un solo clic.
Ebbene, questa assicurazione sta vendendo più delle altre anche se effettivamente non è la più economica.