Caso Peppermint e le 4mila raccomandate

Via PI leggiamo delle 4 mila raccomandate (le pagine qui qui e qui) partite dallo studio legale Mahlknecht & Rottensteiner, che opera per conto dei discografici tedeschi di Peppermint. Per portare a termine l’operazione della società svizzera specializzata Logistep è stato necessario che il Tribunale di Roma imponesse a Telecom di fornire i dati degli utenti corrispondenti agli ip registrati come “cattivi”. La raccomandata propone la cancellazione di tutti i file scaricati illegalmente (rientranti tra le opere degli artisti sotto contratto con Peppermint) e il pagamento di 330€ a titolo di parziale risarcimento, pena il passaggio al procedimento di denuncia/querela penale.

Ciò che più è curioso è riassunto brevemente dal quotidiano informatico:

L’arrivo delle raccomandate sottintende come il Garante della privacy nonostante il sollecito di Fiorello Cortiana abbia evitato di pronunciarsi in merito. Secondo Cortiana, membro del Comitato consultivo sulla Governance di Internet del Ministero dell’Innovazione, le azioni dei discografici in questo caso, “basate su un danno presunto e non documentato da prove”, si configurano come una forma di spamming giuridico a sostegno, tra l’altro, di “una ambigua postulanza”. In particolare Cortiana rilevava, subito dopo la pubblicazione su Punto Informatico della notizia dell’iniziativa Logistep-Peppermint, come secondo il Testo Unico sulla Privacy “l’IP (associato da Logistep ai file condivisi sul P2P, ndr.) è un dato personale, quindi non tutti i trattamenti possono essere fatti senza il consenso dell’interessato. In questo senso occorre capire come si configura e giustifica l’obbligo impartito al gestore telefonico di fornire le utenze associate agli IP ad un soggetto privato”.

Se quindi l’ip è un dato personale non è che tutta la faccenda si possa ritorcere contro lo studio legale o addirittura contro Peppermint? Teniamo però presente che è stato il Tribunale ad imporre la consegna dei dati posseduti da Telecom…su richiesta di un privato però e non delle forze dell’ordine. Credo che il fatto avrà degli strascichi giudiziari non indifferenti.

Ubuntu Feisty Fawn e wifi con WPA

Il 19 aprile è stata rilasciala Ubuntu 7.04, codename Feisty Fawn. Come ad ogni rilascio ho aggiornato subito il mio portatile Dell Inspiron 6000, l’installazione è filata via liscia (davvero alla portata di tutti) e avere un sistema funzionante è questione di mezz’ora. Come successo però già con Edgy Eft (6.10) ho incontrato alcuni problemi con la configurazione della rete wifi, in particolar modo per accedere alla rete privata protetta con WPA. Il problema è sempre legato al Network Manager utilizzato in Ubuntu che, secondo me, non è all’altezza della distribuzione. La volta scorsa il tutto l’avevo risolto passando a Connection Manager che ora è diventato Wicd, questa volta però ho deciso di lavorare ad un livello più basso e tra forum e wiki ho trovato la soluzione: in pochi passi otteniamo l’accesso a reti protette con WPA (chiaramente si parte dal presupposto di avere la chiave!).

Iniziare installando wpasupplicant che trovate nei repository:

sudo apt-get update
sudo apt-get install wpasupplicant


Creare il file /etc/wpa_supplicant.conf con un editor di testo e con i permessi sudo dove inserire queste righe:

network={

ssid=”Nome Rete o SSDI”

psk=”Chiave impostata nell’AP”

key_mgmt=WPA-PSK

proto=WPA

}

Aggiungere infine le seguenti righe al file /etc/network/interfaces per fare in modo che tutto quello che abbiamo fatto venga utilizzato durante il boot:

wpa-driver wext
wpa-conf /etc/wpa_supplicant.conf

Rimando al wiki per ulteriori informazioni sulla configurazione del WpaSupplicant.