Continua il nostro viaggio all’interno del mondo dei business model. Visto che la settimana scorsa abbiamo parlato del freemium business model in questo appuntamente andremo ad analizzare il primo modello alla base del freemium ovverso il free business model.
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Finanziaria: VoIP nella PA?
Dalle prime indiscrezioni sulla finanziaria 2008 (prese molto probabilmente da una bozza che Palazzo Chigi definisce superata) pare che il Governo voglia introdurre, dal 1° gennaio e comunque dalla scadenza dei contratti relativi, l’obbligo per la pubblica amministrazione centrale di utilizzare il VoIP al posto della fonia tradizionale al fine di limitarne le spese collegate. Il tutto, secondo le stime, porterebbe nel 2010 ad aver risparmiato una cosa come 450 milioni di euro. Di sicuro non ci vuole un genio per proporre una cosa del genere, i problemi veri saranno legati all’attuazione di un progetto di tale portata. I soliti maligni (credo di essere tra questi) ora diranno: “sicuramente l’azienda che prenderà l’appalto per la fornitura dei centralini VoIP e di tutti gli apparati necessari sarà legata a qualche parlamentare…o amico di parlamentare…”. Che dite? Staremo a vedere!
Repubblica Obbligo di telefonate via internet per le amministrazioni
Le amministrazioni centrali sono tenute, dal prossimo gennaio, a utilizzare i servizi “voce tramite protocollo internet”, cioè le cosiddette telefonate Voip, previste dal sistema pubblico di connettività. E’ quanto prevede un articolo di una delle ultime bozze della finanziaria che stasera sarà all’esame del Consiglio dei Ministri. L’obiettivo sarà monitorato e in caso di mancato adeguamento sarà ridotto del 30% l’importo delle risorse stanziate per le spese di telefonia.
Corriere TELEFONATE VIA VOIP - «Le pubbliche amministrazioni centrali sono tenute ad utilizzare i servizi “Voce tramite protocollo internet” (Voip) previsti dal sistema pubblico di connettività o da analoghe convenzioni stipulate a livello territoriale». È una delle novità che emergono dalla bozza della legge finanziaria all’articolo relativo alla «razionalizzazione delle spese comuni telefonici mediante migrazione verso i servizi Voip». Una misura che decorre «dal 1° gennaio e comunque dalla scadenza dei contratti relativi ai servizi di fonia» e che prevede al 2010 risparmi per 451 milioni di euro: «complessivamente una riduzione di 25 milioni di euro per l’anno 2008, 140 milioni di euro per l’anno 2009 e 286 milioni di euro a decorrere dal 2010».
Interessante anche la riduzione degli organici dei ministeri, degli enti autonomi e delle agenzie fiscali del 5% e del 10% per quanto riguarda i dirigenti di prima fascia. A quando la riduzione drastica degli stipendi dei parlamentari e dei politicanti in genere? A quando la rimozione della pensione dopo 2 anni e mezzo di legislatura? Ci sono moltissime altre cose che aiuterebbero a ridurre la spesa pubblica…
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Anche se la TV è moribonda di certo l’IP TV non sta benissimo…
Leggo da PI che Vint Cerf (uno dei padri di internet) parlando al Edinburgh International Television Festival predice la morte della tv tradizionale (di cui si è già discusso più volte anche anni addietro) in favore dell’attesa rivoluzione della Internet Television, IP TV o NET TV. Di sicuro non è una novità che ci siano molte attese per quella che oggi chiamiamo IP TV che però è ben lontana dalle aspettative degli utenti cresciuti nell’era del boom di internet che hanno visto nascere e crescere servizi come YouTube dopo alcuni anni di presenza in rete (loro). La tv tradizionale (parlo per l’Italia, dell’analogico) non se la passa bene, possiamo dirlo, i contenuti sono pessimi ed il modello è ormai superato: l’unidirezionalità dell’informazione il suo limite. Ha però sicuramente dei pregi: il basso costo (anche se potremmo disquisire sul canone RAI), la copertura quasi totale del territorio e la facile accessibilità ad essa. Con il digitale terrestre si cercherà di dare qualcosa in più in termini di interattività ma questa tecnologia non sarà mai in grado di competere con Internet.
Parlando di IP TV invece il livello di innovazione è molto alto e le possibilità di integrazione e sviluppo di sempre nuovi servizi e strumenti la renderà il campo su cui lavorare per molti professionisti del settore nei prossimi anni. Tuttavia non possiamo trascurare i grossi problemi che attualmente ne bloccano lo sviluppo nel nostro paese: i backbone sono carichi fuori misura, la connettività (seria) e di una certa importanza costa (non bastano le adsl 4Mb casalinghe per un vero streaming real time), la copertura del territorio è penosa (digital divide). Senza utenti (molti) che possano fruire dei nuovi servizi questi ultimi non potranno crescere come ci si aspetta per mancanza di interesse, fondi e feedback. Dopo tutti questi problemi non dimentichiamoci che tre quarti della popolazione italiana (su base anagrafica) non sfrutta Internet perchè non la conosce o perchè non nè ha accesso.
Mi auguro di poter assistere a notevoli mutamenti della situazione descritta nei prossimi anni magari sfruttando un fantomatico WiMax che forse vedremo nel 2008 con chissà quali problemi.
Sfrutta wifi non protetto: arrestato
E’ successo in Gran Bretagna e lo riporta il Corriere in questo articolo:
Se ne stava seduto su un muretto davanti a un’abitazione di Chiswick, distretto londinese, col suo Pc portatile sulle ginocchia. Navigava nell’internet, grazie a una connessione senza fili. Peccato che per quel servizio wireless, evidentemente non protetto da password, pagasse qualcun altro. Interrogato su cosa stesse facendo da due ausiliari della polizia di zona che passavano di lì, il 39enne ha ammesso di sfruttare una connessione altrui senza permesso. Ed è stato arrestato. Ha ottenuto la libertà provvisoria e sarà infine giudicato il prossimo ottobre in attesa di ulteriori indagini.
La legislazione inglese stabilisce che “Ottenere un accesso gratuito alla Rete, senza autorizzazione, è illecito”. Ma come ci si comporta con gli “sprovveduti” che disseminano il territorio di connessioni wifi non protette in alcun modo? Si tratta di tutte le persone che comprano un router od un access point wifi e lo collegano alla propria connettività senza un minimo di configurazione relativa alla sicurezza.
In Italia il decreto Pisanu obbliga gli internet point a richiedere i documenti di chi utilizza le connessioni internet “pubbliche” e tale provvedimento crea non pochi problemi ad iniziative (tipo Fon) che nonostante tutto chiedano l’autenticazione (per la rete pubblica) e una passkey wpa (per la rete privata). In teoria nel nostro paese chi ha un access point wifi collegato ad internet senza nessun tipo di protezione potrebbe incorrere in sanzioni visto che offre connessione “gratuita” e non protetta in un raggio d’azione che va oltre al perimetro casalingo e di dimensione in relazione alla potenza del segnale del dispositivo wifi.
Indubbiamente c’è qualcosa da migliorare sia dalla parte della legislazione che dalla parte degli utenti, lasciare connessioni non protette mette sicuramente in pericolo principalmente la rete interna degli utenti in questione che non sanno i rischi che corrono…
Dipendenza da blog…
Seguendo l’invito di Matteo ho impegnato alcuni preziosi minuti a rispondere alle 14 domande di mingle2.com per capire quanto sono dipendente dai blog. Risultato 81%.