Filtri al P2P e i problemi delle adsl

Leggo via PI dell’ennesima bufera sui filtri P2P che alcuni isp attivano sulle proprie reti al fine di limitare i “danni” che alcuni utenti troppo attivi creano all’intero sistema. Infatti per ridurre il carico sulle strutture e ridurre l’utilizzo della banda nei momenti di picco questi filtri riducono la banda a disposizione degli utenti limitando l’uso di alcuni protocolli (p2p per esempio) o impedendo l’utilizzo di determinati servizi: chiaramente a discapito degli utenti che si sentono “truffati” dal comportamento dei loro isp.

In momenti come questo tornano alla ribalta cose come le class action, che potrebbero anche avere qualche effetto ma con la giustizia italiana solo dopo anni, e l’offuscamento dei dati o ancora meglio la cifratura degli stessi. In questo post non voglio parlare di questo ma vorrei guardare il problema da un’altra angolazione. Continue reading

Grossi problemi per il p2p

E’ da alcuni giorni che gli utenti si lamentano in rete per il fatto che la rete p2p alla base di eMule, aMule, eDonkey sta attraversando un periodo molto delicato. Gran parte dei server più conosciuti e frequentati non sono più disponibili oppure non funzionano correttamente (il network DonkeyServer non indicizza nessun file). Tutto questo sta bloccando l’operatività degli utenti e dei network stessi essendo questo tipo di rete basato appunto su dei server centrali che accettano le connessioni degli utenti ed indicizzano i dati messi in condivisione permettendo così le ricerche da parte degli altri utenti.

Al momento solo pochi server, ritenuti affidabili, sono accessibili:

!! Saugstube !! IP 193.138.221.214 porta n° 4242
!! Saugstube #2 !! IP 193.138.221.250 porta n° 4661
# eMule Serverlist Nr.1 # IP 193.138.221.213 porta n° 4242
Razorback 3.0 IP 85.17.52.92 porta n° 5000
Razorback 3.1 IP 193.138.205.25 porta n° 5000
www.UseNeXT.info IP 89.163.161.226 porta n° 4661
www.UseNeXT.to IP 80.252.110.146 porta n° 4661

Che esista una qualche relazione o meno, è di oggi la notizia riportata da Punto Informatico in cui si parla di 700 megabyte di mail ad uso interno sono finiti su torrent, disponibili per il download, di MediaDefender, la celeberrima organizzazione votata a contrastare il file sharing non autorizzato. In quelle mail si parla di siti civetta e di server “fasulli” con l’unico scopo di catturare dati degli utenti in cerca di file sharing in modo da perseguirli poi per le major.

Di sicuro non ho il tempo per leggermi tutto il malloppo, quindi fino a ulteriori conferme la cosa va presa con un attimo di riserva anche se tendo ad escludere la bufala. Chi ha molto tempo libero potrebbe iniziare a leggere…poi fate sapere!

Link consigliati:

Caso Peppermint e le 4mila raccomandate

Via PI leggiamo delle 4 mila raccomandate (le pagine qui qui e qui) partite dallo studio legale Mahlknecht & Rottensteiner, che opera per conto dei discografici tedeschi di Peppermint. Per portare a termine l’operazione della società svizzera specializzata Logistep è stato necessario che il Tribunale di Roma imponesse a Telecom di fornire i dati degli utenti corrispondenti agli ip registrati come “cattivi”. La raccomandata propone la cancellazione di tutti i file scaricati illegalmente (rientranti tra le opere degli artisti sotto contratto con Peppermint) e il pagamento di 330€ a titolo di parziale risarcimento, pena il passaggio al procedimento di denuncia/querela penale.

Ciò che più è curioso è riassunto brevemente dal quotidiano informatico:

L’arrivo delle raccomandate sottintende come il Garante della privacy nonostante il sollecito di Fiorello Cortiana abbia evitato di pronunciarsi in merito. Secondo Cortiana, membro del Comitato consultivo sulla Governance di Internet del Ministero dell’Innovazione, le azioni dei discografici in questo caso, “basate su un danno presunto e non documentato da prove”, si configurano come una forma di spamming giuridico a sostegno, tra l’altro, di “una ambigua postulanza”. In particolare Cortiana rilevava, subito dopo la pubblicazione su Punto Informatico della notizia dell’iniziativa Logistep-Peppermint, come secondo il Testo Unico sulla Privacy “l’IP (associato da Logistep ai file condivisi sul P2P, ndr.) è un dato personale, quindi non tutti i trattamenti possono essere fatti senza il consenso dell’interessato. In questo senso occorre capire come si configura e giustifica l’obbligo impartito al gestore telefonico di fornire le utenze associate agli IP ad un soggetto privato”.

Se quindi l’ip è un dato personale non è che tutta la faccenda si possa ritorcere contro lo studio legale o addirittura contro Peppermint? Teniamo però presente che è stato il Tribunale ad imporre la consegna dei dati posseduti da Telecom…su richiesta di un privato però e non delle forze dell’ordine. Credo che il fatto avrà degli strascichi giudiziari non indifferenti.