Il PD cambia leader ma non cambia musica

Dopo l’esile Walter (esile per lo spessore politico sia chiaro) ecco che arriva Franceschini per cercare di risollevare le sorti del PD in vista delle prossime europee in cui è d’obbligo cercare di imbucare qualche amico di partito. Chiaramente questa scelta è stata fatta senza tenere conto dei tesserati (o meglio dei simpatizzanti perchè pare che il tesseramento non sia ancora stato fatto) cosa che personalmente, quando tutto va a rotoli da troppo tempo, io farei e pure di corsa.

Purtroppo quelli del PD sono, come dice il buon Matteo che di queste cose se ne intende, legati a logiche troppo vecchie ma vogliono sembrare nuovi e non se ne rendono conto…Infatti per non sbagliarsi Franceschini ha pensato bene di iniziare a parlare subito contro Berlusconi invece che cercare di raccogliere i pezzi rotti del partito (un eufemismo) di cui si trova alla guida (tanti auguri). Quando qualcuno con idee diverse da quelle del centro-destra capirà che si deve lottare per il paese e non per vincere la guerra con il leader del PDL forse potremo vedere qualcosa di sensato in questa politica italiana ormai da troppo tempo lontana dai bisogni dei cittadini che continuano, ricordate bene, a finanziare il giocattolo.

Veltroni si dimette. Alleluia, Alleluia.

Walter ha finalmente capito che nemmeno lui è l’uomo giusto per il Pd. Forse avrebbe dovuto capirlo molti mesi fa, subito dopo il voto. Personalmente è da parecchio tempo che vado predicando l’assenza di una persona di carisma che possa mettersi alla guida di un qualcosa che sembri anche solo da molto lontano un’opposizione degna di tale nome. Non perchè sia contro l’attuale Governo (non mi rappresenta ma me ne sono fatto una ragione) ma più che altro perchè mi fa incazzare che dall’altra parte ci sia il nulla più assoluto che piuttosto che contribuire a costruire qualcosa per gli italiani pensa bene di fare la guerra ai compagni di banco solo perchè sono dall’altra parte.

E’ parecchio tempo che mi chiedo se esista realmente un modo di cacciare tutti sti buffoni e rinnovare in modo serio e concreto la classe politica per il bene del paese intero. Qualcuno dirà subito “proporsi in prima persona” per iniziare, ma siamo sicuri che possa bastare? Un granello di sabbia in mezzo al mare fa davvero più piccolo il mare? Che ne pensate?

I nostri dipendenti a Ballarò

Ieri sera guardavo la replica di Ballarò su RaiSat Extra dove si parlava di un problema molto serio quanto dibattuto da parecchio tempo specialmente in periodo elettorale: lavoro precario, stipendi bassi, problema della quarta settimana…Tra i presenti vi erano ciaramente esponenti del PD e del PDL che più o meno gentilmente esponevano le proprie tesi e i propri programmi o promesse c’era la Melandri che finalmente pare aver recepito il problema dei falsi Co.Co.Pro. sotto ai quali si nascondono veri e propri rapporti subordinati. Di cosa parlo? Di tutti i lavoratori che assunti con un contratto di collaborazione a progetto si ritrovano a fare i dipendenti in tutto e per tutto con una retribuzione oraria tra l’altro spesso sotto la soglia di povertà, o meglio di tutti quei datori di lavoro che sfruttano in modo distorto questa forma contrattuale.

Come dicevo la Melandri pareva arrivare al cuore del problema: utilizzo non corretto della forma contrattuale e sfruttamento quindi del lavoratore. A questo punto era legittimo aspettarsi qualche proposta per far sì che questo non accadesse, controlli maggiori sulle aziende, sanzioni in caso di infrazione. Dopo tutto il Co.Co.Pro. è un contratto per una collaborazione a progetto dove il collaboratore è pagato per la realizzazione di un qualcosa in un determinato tempo e nei modi stabiliti dalle parti non imponendo vincoli di subordinazione come orari o luoghi di lavoro. Inoltre il compenso dovrebbe essere stabilito in base al valore del prodotto finale e delle tecniche e capacità richieste per la realizzazione. Aggiungo anche che questo tipo di contratto andrebbe utilizzato principalmente per le opere di ingegno e non per compiti ripetitivi e senza scopo (il progetto) finale come per esempio il classico commesso. Ero quasi sorpreso che finalmente qualcuno avessa capito il problema.

Invece la proposta dell’esponente del PD è stata: “soglia minima di 1000-1100€ al mese per i co.co.pro“. Da qui la conclusione: non ha capito un cazzo. Cosa parliamo di compenso mensile quando facciamo riferimento ad una tipologia di contratto che non prevede subordinazione e vincoli di orari e luoghi? Un progetto può richiedere 2 mesi di lavoro e valere 10, un altro può richiede sempre 2 mesi e valere 100 perchè le competenze in gioco sono molto più alte e la difficoltà del progetto è maggiore. Non ha quindi senso parlare di soglia minima mensile facendosi confondere dai regolari contratti subordinati dove si è pagati per essere a disposizione per tot tempo per n giorni la settimana.

Come sempre poche idee e ben confuse, ci sarà da ridere ad aprile…